Helsinki 2006

L’utilizzo della luce blu negli acting di vegetoterapia carattero-analitica

relativi all’intrauterino

Antonio Angelo Girardi – Sergio Scialanca

(relazione presentata al Convegno IFOC di Helsinki 2006)

 

Nell’ultimo periodo delle sua vita il Prof. Navarro, insieme con i suoi collaboratori dell’IFeN, aveva riscontrato la necessità di esplorare più compiutamente l’aspetto energetico (orgonico secondo Reich). In tal senso ha la sua logica la pubblicazione dell’ultimo libro di Federico “Orgonomia clinica”. Inoltre Navarro aveva elaborato la necessità di approfondire all’interno della metodologia della Vegetoterapia carattero-analitica il tema del vissuto intrauterino su basi cliniche e fisiologiche stabili. Tutti i vegetoterapeuti, gli orgonomisti che utilizzano questa metodologia sanno che i primissimi actings si riferiscono al vissuto intrauterino del paziente. Tuttavia è difficile verificare la reale efficacia degli actings poiché, essendo riferiti ad un vissuto di cui il paziente non serba memoria né sono collegabili alla muscolarità, non danno luogo ad abreazioni significative. In genere si verifica o una sensazione di piacevole rilassamento o di forte disagio.

In merito a queste due problematiche cioè: lo sviluppo e la comprensione nonché l’utilizzazione della energia all’interno e come complemento della metodologia, e lo sviluppo di qualche acting correlato al periodo embrionario e fetale, Federico, insieme ai colleghi dell’IFeN, ha impostato e messo a punto una ricerca che attualmente l’IFeN sta portando avanti.

Ricordiamo – prima di proseguire – che  l’IFeN ha strutturato una metodologia fondata sull’utilizzo di una diagnostica energetica. Questa consente di disporre di strumenti più efficaci di verifica e di monitoraggio costante nel corso della terapia, che affiancano ed integrano  il lavoro del terapeuta.

Rimandiamo alla lettura della sistematizzazione  pubblicata sul nostro sito, www.ifen.eu.com, in cui vengono illustrati i principali metodi  diagnostici strumentali quali: DEPT (diagnosi energetica dei punti terminali), bilancio energetico diagnostico, psico earing test, test del bilancio vegetativo.  Tale premessa ci consente di porre alcune considerazioni preliminari che diano sostanza scientifica a ciò che l’IFeN ha elaborato e sta tuttora elaborando.

 

Considerazioni preliminari

 

Tutti gli actings della Vegetoterapia carattero-analitica, tranne quelli riferiti alla fase intrauterina, vanno agiti ad occhi aperti. La luce attiva il muscolo ciliare, la cui funzione è quella di modificare la curvatura del cristallino determinandone la lunghezza focale.

E’ stato scoperto un nuovo fotorecettore che regola gli effetti biologici, non visuali, della luce sul corpo. Il nuovo fotorecettore sembra anche essere completamente indipendente da quelli usati per la vista. Si tratta di un terzo gruppo di fotorecettori retinici chiamati Rgcs (retinal ganglion cells) anch’essi come i coni ed i bastoncelli molto sensibili alla luce. Queste cellule sono collegate col nucleo sovrachiasmatico individuato da tempo come l’orologio centrale del cervello, cioè il luogo dove si regola il ciclo giorno/notte. Questo nucleo (così come dimostrato dal lavoro di Berson) collegato col gruppo di fotorecettori retinici chiamati, come detto, retinal ganglion cells, coordina la regolazione del ciclo giorno/notte. Si è scoperto che una sostanza recentemente scoperta, la melanopsina, presente nelle Rgcs, ha un ruolo importante nel ritmo giorno/notte.

Nel 2003 un gruppo di studiosi anglo-americani ha pubblicato su “Science” un insieme di lavori molto interessanti. In questi si riporta che la soppressione del gene della melanopsina (quindi della sua produzione nella retina) provoca un difetto del riflesso pupillare alla luce imputabile ad una mancanza di sensibilità da parte delle cellule Rgcs retiniche. Simultaneamente si produce anche un difetto della funzione circadiana e c’è un’alterazione del ritmo giorno/notte. Questi dati provano una nuova funzione della retina con proprietà distinte e separate da quelle del sistema visivo dei coni e bastoncelli e non aventi niente a che fare con la formazione delle immagini.

Un’ipotesi è che nei mammiferi il nucleo sovrachiasmatico  cominci a funzionare già a livello della vita fetale. Esiste infatti un sistema unidirezionale di comunicazione tra gli orologi biologici della madre e del feto. Appena un orologio biologico comincia ad oscillare nel NSC del feto, segnali circadiani di provenienza materna sincronizzano l’orologio fetale alla fase del ciclo luce/oscurità.

L’importanza della luce come stimolo esterno in grado di influenzare l’orologio biologico è dato dal fatto che l’oscillatore principale è localizzabile nel nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo. Questo nucleo riceve i segnali luminosi mediante il tratto ipotalamico che lo collega col sovrastante tratto ottico. I segnali così giunti all’Ipotalamo modulano il rilascio di Cortisolo e Melatonina. I ritmi del Cortisolo e della Melatonina sono intimamente correlati col ritmo sonno/veglia. Il ritmo circadiano di ACTH e Cortisolo dipende dal ritmo circadiano del CRH (ormone liberante la corticotropina) generato nel nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo.

Questo nucleo dell’ipotalamo anteriore è stimolato dal ritmo luce/oscurità trasmesso da zone retiniche non adibite alla visione diretta tramite una proiezione diretta retino-ipotalamica.

 

Da quanto illustrato è possibile sostenere che il feto e forse l’embrione siano sensibili alle variazioni luminose e che tali variazioni lo inducano ad apprendere un ritmo biologico che non è solo quello sonno/veglia, ma più generalmente un bioritmo, come d’altra parte evidenziato da una ricerca francese, diretta dal Prof. Paolo Sassone–Corsi, dell’Università della California.
Riteniamo che la sensibilità alla luce nella vita embrionale e fetale (cioè prima della maturazione della funzione visivo/oculare) debba essere intesa come sensibilità del nucleo sovrachiasmatico ai biofotoni e più in particolare a quelli emessi dall’attività ematica nella relazione madre/feto attraverso la placenta ed il cordone ombelicale. Infatti: “durante lo sviluppo embrionale le cellule gangliari della retina mandano assoni che formano i nervi ottici. Essi crescono verso l’ipotalamo dove girano nel neuroepitelio in direzione medio-posteriore. Di conseguenza gli assoni dai due occhi si incontrano sulla linea mediana, in un regione ventrale subito anteriormente all’ipofisi. Gli assoni retinici, entrando in questa regione, contattano una popolazione di neuroni specializzati e responsabili della decussazione. In tal modo gli assoni retinici dai due occhi formano il Chiasma ottico”. (D.Vigiano, R.Russo, C.Passatore – Anatomia Umana Università Caserta).

 

Recenti ricerche dimostrano che il Nucleo sovrachiasmatico è selettivamente sensibile alla luce blu, e che tale frequenza luminosa abbia specifici recettori in grado di determinare i ritmi (circadiani e biologici) mediante il rilascio di melanopsina, indipendenti dalla funzione visiva.

 

Ci viene in aiuto il recente lavoro sperimentale del Prof. Vladimir Leonidovich Voeikof – Docente presso la Cattedra di Biochimica all’Università di Mosca e Direttore del Laboratorio di studio dell’Unicità dei Sistemi Biochimici – che afferma che il corpo umano e tutte le sue cellule emanano un energia luminosa in grado di aiutare altre cellule in difficoltà. Dice Voeikof: “la luce è alla base delle strutture viventi, tra queste l’elemento preso in esame è il sangue umano. Abbiamo scoperto che è costituito da un campo fortissimo di luce che l’occhio umano non riesce a captare e che la luminosità del sangue ci consente di rilevare dati diagnostici unici per ciascun individuo”. E’ stato constatato che la luce prodotta dal sangue di una persona sana è alquanto intensa, mentre in una persona malata tale qualità sembra affievolirsi ed inoltre il flusso presenta intermittenze ed anomalie. Esaminando due campioni di sangue – separati soltanto da un vetrino ma vicini tra loro, di cui uno sano e l’altro infettato da microbi – è stato rilevato che i flussi luminosi liberatisi dal sangue sano “andavano ad aiutare” il sangue malato contenuto nella provetta accanto, trasferendogli energia.

L’esperimento di Voeikof ha confermato la tesi sostenuta da Pier Luigi Ighina, collaboratore di Guglielmo Marconi, che, avendo scoperto circa settanta anni fa l’atomo magnetico, constatò che un corpo sano emette specifiche vibrazioni e, posto accanto ad un altro, i campi luminosi emessi dagli atomi di quella persona andavano ad avvolgere il campo magnetico (bioradiazione, aura) della persona accanto, fungendo da “donatori di energia”.

Voeikof  afferma che è assolutamente dimostrata l’influenza dell’ambiente e dello stato psico-emotivo sulle cellule stesse, sottolineando: “l’uomo è composto di organi facenti parte di una unità globale, mente compresa”.

Secondo Voeikof l’errore dei ricercatori di genetica molecolare consiste nel considerare il DNA ed i geni come strutture stabili e fisse. La realtà è che si muovono e vibrano, comportandosi come ogni singola parte del nostro corpo in un moto perpetuo di pulsazione e luce (ciò sembrerebbe coerente con quanto ipotizzato, nel campo della biofisica, dalla teoria delle superstringhe).

“Tutti gli organismi viventi irradiano un debole ma permanente flusso di luce, la cui intensità spazia dalla luce visibile all’ultravioletto. L’emissione di questi biofotoni è correlata a tutte le funzioni fisiologiche.”

I biofotoni sono delle particelle di luce, portatrici di informazioni, con le stesse caratteristiche di quelle della luce laser. Secondo il biofisico Prof. Fritz Albert Popp, regolano la crescita e la rigenerazione delle cellule e controllano tutti i processi biochimici.

Il primo a teorizzare la presenza di fotoni che venivano prodotti da organismi viventi (biofotoni) fu, nel 1922, il biologo russo Gurwitsch che concluse che dovevano appartenere alla banda di lunghezza d’onda dei raggi ultravioletti.

In Italia il biologo Protti fece studi importanti ed originali soprattutto sul sangue e sui tessuti cancerosi, riscontrando che l’emissione di biofotoni era direttamente proporzionale alla vitalità del soggetto, che in presenza di leucemie il sangue aveva emissioni bassissime di biofotoni e che il potere oncolitico (cioè di combattere le cellule cancerose) del sangue era  proporzionale al numero dei fotoni emessi.

L’introduzione nella fisica nucleare di un nuovo strumento, il tubo fotomoltiplicatore, permise la prima conferma rigorosa e sperimentale da parte di un fisico: il Prof. Facchini dell’Un. Di Milano. In questa direzione si inserisce la originale ricerca di Morpurgo dove, grazie al luminometro, costruito dal dr. Motolese si dimostrava che anche gli organismi più semplici esistenti i batteri, emettono biofotoni, e che vi era una stretta relazione fra duplicazione cellulare ed emissione di biofotoni, confermando un ruolo chiave del DNA in questo fenomeno emissivo.

Oggi i biofotoni sono oggetto di diverse ricerche in tutto il mondo. Negli Stati Uniti è stato dimostrato che i punti cutanei corrispondenti ai punti di agopuntura emettono più biofotoni del resto della cute.” (Lifegate I biofotoni, portatori di informazioni, pubbl. il 17/7/2002).

 

Metodologia IFeN

 

L’IFeN ha strutturato un lavoro, congiuntamente al Prof. Navarro, sulla base di queste recenti acquisizioni scientifiche, per ampliare la Vegetoterapia carattero-analitica e più specificamente il lavoro sull’intrauterino, da un lato, e dall’altro mettere a punto una diagnostica energetica che integrasse e completasse la metodologia su di un piano oggettivo.

Lo sviluppo ulteriore del nostro lavoro, così come concordato con Federico Navarro, sarà di provare ad aumentare l’energia  disponibile nella relazione nei soggetti con nucleo psicotico.

 

Nuovi actings ad azione sull’intrauterino

 

Abbiamo pensato e messo a punto uno strumento adatto alla somministrazione di luce blu in Vegetoterapia carattero-analitica. Si è scelto di utilizzare i LED blu perché hanno la caratteristica di emettere una luce monocromatica; ciò vuol dire che, scelto il colore desiderato, un LED emetterà una luce esattamente di quella tinta e di quella frequenza cromatica. Si è scelto di somministrare la luce blu in forma pulsante rispettando il concetto di pulsazione espresso da Reich relativo alla pulsazione orgonica, che possiamo così riassumere: “ Pulsazione – alternarsi ritmico di espansione e contrazione. Ogni organo pulsa con la frequenza propria e funziona, contemporaneamente, per sé stesso e per tutto l’organismo. Durante la scarica orgastica tutto l’organismo pulsa in modo sincrono” (cfr. Gli esperimenti di Reich nella camera orgonica).

Si mettono due LED blu, montati su bracci mobili e posti davanti agli occhi del paziente, a palpebre abbassate, alla distanza focale media per l’occhio umano, circa 25 cm. I due LED pulsano in modo continuo e dolce grazie all’utilizzo di un dimmer e di un temporizzatore che consente di determinare la frequenza e la modalità della pulsazione.

All’interno dell’IFeN si sta cercando di capire se la frequenza debba essere correlata al battito cardiaco (circa 60 frequenze al minuto) o alla frequenza respiratoria (12 frequenze al minuto). La risposta a questa domanda sarà possibile darla alla fine della sperimentazione. Lo strumento può essere anche utilizzato con l’accensione alternata e dimmerata (effetto dissolvenza/assolvenza) dei due LED, inviando stimoli luminosi all’occhio Sx ed al Dx alternativamente. Anche in questo caso è possibile determinare il ritmo pulsatorio.

“In sincronia col ritmo circadiano vengono regolati molti dei fenomeni che avvengono nell’organismo quali il ritmo cardiaco, le secrezioni ormonali, la pressione ematica, l’escrezione renale…In generale, i parametri vitali tendono a diminuire durante la giornata, raggiungendo i valori più bassi tra l’una e le tre del mattino”.

E’ significativo che il picco di vitalità corrisponde al picco positivo della produzione di melatonina, che corrisponde alla fase REM del sonno.

Da quanto esposto si possono trarre le seguenti conclusioni:

  1. Lavorare sugli occhi senza l’ausilio della luce è, in Vegetoterapia carattero-analitica, lavorare in condizioni di minima vitalità.
  2. Lavorare senza luce significa lavorare con gli aspetti più intuitivi e meno coscienti.
  3. La durata di alcuni actings oculari protratta fino a 25 min. trova la sua ragione nell’imitazione nella durata media della fase REM, quindi è attraverso la durata che si induce l’apprezzamento  intuitivo dell’esperienza, così come ci insegnava Federico Navarro.
  4. Lavorare con la luce per un tempo variabile tra i 15 e 25 min., consente di integrare l’esperienza profonda intuitiva incosciente con il “qui ed ora” e la coscienza.

L’IFeN ha associato gli actings sulle orecchie con la somministrazione della luce blu.

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Figura 1

Helsinki 2006-fig. 2

Figura 2