Parigi 2001

CONGRESSO IFOC – Parigi, 16/17 settembre

DAL CONCETTO DI PREVENZIONE AL PROGETTO SOCIALE DI

ECOLOGIA PROFONDA NELLA VISIONE POST-REICHIANA

 a cura dell’IFeN

PREMESSA

 

L’utopia di W.Reich, come sappiamo, è basata sulla possibilità di realizzare una società perfettamente democratica sulla base di una autoregolazione dell’individuo. Tale autoregolazione è fondata sulla “sessuoeconomia”. Tale assunto fu una delle basi dei movimenti rivoluzionari nel ‘68 e, in effetti, il pensiero di Reich molto si è prestato ad essere oggetto di riflessioni di tipo politico e come trampolino di lancio della libertà sessuale contro la morale coercitiva e repressiva, tanto che, ancora oggi, molti lo conoscono solo per questo aspetto.

In realtà la profonda intuizione di Reich, come poi si rese sempre più evidente, fu la visione fortemente olistica (prima di qualsiasi new-age) grazie alla scoperta della energia orgonica.

Ora, nel pensiero di Reich il concetto di sessualità e di orgasmo genitale come espressione biologica include fortemente il concetto di “emozione”. Più correttamente, nel tempo, abbiamo fondato la nostra prassi terapeutica sulla sessuoaffettività e sulla possibilità che la perdita di coscienza nell’orgasmo genitale sia prodotto di un abbandono che va ben più in là di un rapporto a due.

L’abbandono di cui parla Reich è l’abbandono al mare energetico cosmico attraverso lo strumento biologico (corpo) che è quindi visto come strumento di coscienza, di autopercezione e di autoriconoscimento e, in questo senso, di piacere.

Quindi è necessario attribuire alla sfera della emozione, piuttosto che a quella della “sessualità biologica” la centralità del pensiero reichiano.

In questo senso la pulsione al ricongiungimento al mare cosmico, operante attraverso la funzione dell’orgasmo è la naturale espressione amorosa dell’individuo sano: la distruttività nasce dalla deviazione dell’uomo e della donna da questa naturale espressione amorosa, laddove l’amore è inteso in senso cosmico. Ciò non significa che non possa essere diretto verso un unico oggetto, per esempio nella coppia, anzi! Vuol dire che tutto l’universo conosciuto e non conosciuto vibra di questa pulsazione d’amore.

A maggior ragione una società “sana” in termini reichiani va intesa anch’essa come un sistema strutturato in modo da funzionare allo stesso modo del corpo umano. Se è sana, è informata dalla possibilità di questa naturale pulsazione amorosa.

Noi crediamo profondamente nella possibilità di una utopia, nel senso etimologico del termine e cioè: u-topos, fuori dallo spazio e dal tempo.

Una società possibile e realizzabile, in quanto obbediente non a regole storiche, ma alle funzioni universali operanti in ogni essere dal più piccolo al più grande.

 

Il superamento del concetto di “prevenzione” come unico strumento di interazione con il corpo sociale e la naturale evoluzione del pensiero funzionale di W.Reich

Il termine “prevenzione”  non corrisponde ad una nuova visione del sociale che si sta affacciando alla soglia del nuovo millennio, e cioè una visione profondamente unitaria ed energetica.

I singoli interventi che, come si vedrà, noi stessi proponiamo nei diversi settori, tradizionalmente definiti “preventivi”, sono inseriti in questa visione attraverso l’integrazione in un modello nuovo (Modello Energetico Bidimensionale Multilivello).

Soprattutto non è più possibile continuare a girare in tondo, in un circolo vizioso, chiedendoci se è “nato prima l’uovo o la gallina”. Da dove viene la cosiddetta “peste emozionale”? E’ la società ad “infettare” l’uomo o è l’uomo ad “infettare” la società? E, se originariamente non c’è l’impulso di morte, ma c’è solo eros, allora come si è potuto innescare il processo di distruzione e di autodistruzione negli esseri viventi?

Il fatto è che noi, pur credendo nell’esistenza di un energia orgonica abbiamo finora elaborato strumenti insufficienti ad  accogliere la profondità e la forza dell’orgonomia, come scienza e come vettore di evoluzione personale e sociale.

Seguendo il processo a ritroso, ci siamo chiesti che cos’è realmente il “fare prevenzione”. Se si esclude la possibilità di una diagnosi preventiva, cioè prima dell’instaurarsi della patologia, qual è il vero obiettivo di una operazione di questo genere?

Ed inoltre, il termine prevenzione non è già di per se stesso un termine che si lega proprio etimologicamente al concetto paranoico dell’attesa della punizione, del male e della morte?

Prevenire il male, prevenire le catastrofi, prevenire la crisi, in termini individuali, sociali, economici., e così via: non è quello che la stessa cosiddetta società civile sta facendo da sempre per mantenersi in equilibrio e per controllare la natura?

Quanti crimini vengono commessi in nome della prevenzione: ci sono fior di trattati scientifici che sostengono il cibo transgenico in nome della prevenzione!

A noi sembra che il termine “prevenzione” sia a tutti gli effetti legato ad un vecchio modo di vedere la realtà, quello in cui ci si aspetta che la realtà sia una successione di eventi legati alla legge della evoluzione lineare, mentre noi siamo convinti che l’evoluzione umana proceda per “salti quantici”. In particolare è legata ad un modello evolutivo tecnicistico, che (*) ha promosso, nel tempo, una teoria di controllo unilaterale sull’ambiente.

In questo senso, la malattia, o la catastrofe, qualunque essa sia, non è un evento da prevenire, e credo che siamo tutti a conoscenza delle riflessioni di F.Capra (*) sulla funzione del “punto di svolta”, la catastrofe, come momento di crescita coscienziale, in termini individuali, sociali e cosmici.

In questo senso, la nostra azione non può assolutamente essere soltanto preventiva, perchè abbandoneremmo la coerenza e la limpidità del nostro pensiero che ci spinge non verso il potere, ma verso la potenza.

Non possiamo credere che, dopo aver distrutto il pianeta, ora siamo in grado di “difenderlo”. Se il pianeta è un essere vivente, è in realtà, “intelligente”.

Inoltre la realtà che noi vediamo di degradazione ed inquinamento non è che una piccola parte di tutta la realtà. Se siamo conseguenti con l’idea che l’energia orgonica non è una energia entropica, la realtà, e cioè il mare di energia orgonica cosmica, non ha certo bisogno nè di essere “difesa” nè di alcuna prevenzione.

La prevenzione, in questo senso, è legata ad un modo chiuso di vedere i sistemi viventi. D’altra parte, in quanto medici e terapeuti, non possiamo abbandonare l’uso delle buone pratiche preventive.

Ed allora, qual è il reale obiettivo del nostro intervento sociale?

La domanda che ci poniamo nel momento in cui dobbiamo tracciare la nostra ipotesi di lavoro è: come possiamo noi proporci di contribuire ad un processo evolutivo? Noi stiamo costruendo un modello articolato, e nella presente relazione cominceremo a presentare un lavoro che è in itinere, ma, da un punto di vista più globale c’è un principio di base, che non dobbiamo dimenticare se vogliamo che la teoria non sia scissa dalla sensazione-emozione.

La risposta è: facendosi attraversare. Come Reich ci ha insegnato

lo scopritore dell’energia orgonica cosmica…si trovò faccia a faccia con questa intensità di logica naturale oggettiva e soggettiva…si sentì uno strumento di questa logica…la seguì, ovunque essa andava…” (*)

 

PRIMA PARTE

Le basi del M.E.B.M. Intelligenza biologica e memoria cellulare: origine reale e processo permanente

1. Secondo Federico Navarro (*), al momento del concepimento, avviene “ un incontro tra due cellule e già questi aspetti unicellulari sono vettori di una primordiale psiche, differente a seconda della loro densità energetica; la fusione energetica è un elemento basilare per la crescita dell’embrione, così come è importante il campo energetico in cui l’embrione si svilupperà”.

Come sappiamo, Navarro enfatizza il ruolo giocato dalla emozione paura in questo particolare momento: la nascita della vita.

Ma quello che è interessante e che Navarro parla di “psiche del periodo fetale” : egli ha posto una relazione tra questa “psiche” e la formazione del cervello e del sistema neurovegetativo con la presenza dello stadio trofombelicale. E “la neuropsicologia fetale è di tipo neuro-endocrino e determina la nascita del temperamento, condizione neuroendocrina per assicurare l’omeostasi”.

Ma è evidente che la nascita della psiche – che costituisce proprio il nostro oggetto di indagine – va identificata con la nascita stessa del primo nucleo vitale e, cioè, coincide con il concepimento, in quanto tutto origina da un Uno!

Seguendo tale ipotesi vediamo che “la sensibilità è la peculiare facoltà della materia vivente che reagisce con un movimento energetico (dal centro alla periferia o viceversa) ad ogni stimolo esterno”. A questo proposito Navarro cita gli esperimenti all’Università di Boulder sulle reazioni della cellula posta in condizioni di stress.

Tutto questo è storia, ed è la base su cui ci muoviamo quando ci impegnamo in azioni rivolte al periodo prenatale (*).

Ciò che costituisce motivo di riflessione ed è a nostro avviso oggetto di evoluzione è il superamento di un ottica deterministica, e cioè che la possibilità/capacità di guarigione individuale sia legata in modo strettamente causale alle condizioni:

A)        di incontro ovulo-spermatozoo;

B)        di ipo/iper orgonia del primo campo (utero).

Se così fosse non potrebbero mai nascere individui sani da madri disturbate, come invece avviene, e viceversa.

Ed allora, qul è il fattore che fa la differenza?

 

2. E’ evidente che il concetto reichiano di psiche va fatto risalire a processi ontogenetici molto primitivi.

Ma cosa caratterizza dunque la nascita di quella che possiamo più compiutamente chiamare il soma-psiche? E’ il fenomeno emozione (ex-movere) che, a questo punto, dobbiamo legare non più a tutto quello che ci hanno insegnato circa le emozioni, ma ad un fenomeno biologico che può essere funzionale o non funzionale all’esplicarsi della vita. E’, all’origine, il primo movimento cellulare pulsativo.

L’emozione si identifica con il movimento orgonico primordiale. Viene ancor prima della formazione del sistema neurovegetativo, e quindi, del primo abbozzo di quello che viene chiamato sistema limbico.

Se parlare di materia vivente, sia essa aspetto somatico o aspetto psicologico, è parlare di movimento e di circolazione energetica, è chiaro che tutto è racchiuso nell’aspetto informazionale del primo nucleo, cioè nell’imput ricevuto originariamente attraverso l’aspetto informazionale. E’ chiaro che tale aspetto è una precisa funzione del DNA cellulare: tale funzione riguarda il fatto che il DNA può considerarsi la prima manifestazione bio-energetica, da cui discende l’aspetto solido, la materia.

Nel DNA cellulare è contenuto un serbatoio di memoria, ma questa memoria non è solo il risultato di un accoppiamento tra i due DNA dell’ovulo e dello spermatozoo. Esiste un aspetto, che è quello energetico, che è quello che potremmo chiamare un software nel software, in cui è contenuta la memoria profonda dell’umanità, in cui sono contenuti quelli che C.G. Jung ha chiamato archetipi.

Possiamo dire che “DNA e RNA insieme garantiscono la continuità della manifestazione nello spazio e nel tempo di tutte le cellule del corpo, che sono sempre diverse” (*)

Da un punto di vista filogenetico la memoria umana contiene tutte le altre memorie, anche quelle degli esseri precedenti, dagli organismi unicellulari, attraverso successive stratificazioni, fino ai giorni nostri. Sappiamo che la composizione del nostro cervello riflette perfettamente questa stratificazione filogenetica.

Il corpo umano cambia, ma la memoria di quel primo nucleo resta. Nel nucleo di ogni cellula che compone l’uomo c’è la memoria genetica che è soprattutto progetto. Nel contenuto informazionale cellulare, nel DNA embrionario, è contenuto anche il progetto individuale. Ma è un progetto bio-energetico ed è inserito in tutto ciò che ha vita. E’ un progetto comune a tutta l’umanità, a tutto il vivente, anche se prenderà una forma all’interno della struttura individuale.

 

3. Nei nostri seminari di approfondimento (*) abbiamo evidenziato la definizione di vivente: “vivente” è l’essere dotato di uno scopo o progetto, della possibilità di manifestarlo nella propria struttura e di eseguirlo attraverso i propri atti”. Tale proprietà è definita “teleonomia”.

Ma che cos’è questa struttura? Secondo D. Rudhyar (1968) (*) con il termine “struttura” si intende il risultato dell’attività di un principio di organizzazione operante; alla rete di relazioni all’interno dei limiti dati dalle leggi della materia, al programma creato delle modalità operative che informano quel tipo di struttura nello spazio e nel tempo in cui si trova .

La struttura in rapporto allo spazio ci dà come parametro una forma.

La struttura in relazione al tempo si manifesta come ritmo.

Il funzionamento di quest’ultimo è in stretto rapporto con il funzionamento del principio di organizzazione operante: l’espressione di questo funzionamento, o meglio, della funzionalità dell’organismo, si rivela in un ordine  dei cicli (ritmo circadiano, ritmo cardiaco, ritmo respiratorio).

La funzionalità si riferisce all’ordine e alla regolarità delle attività di un determinato organismo, attività delle diverse cellule e sistemi vitali che si esplicano in relazione al funzionamento della totalità della struttura.

Tutte le attività che vengono ad essere divise sotto le categorie di pensiero, emozione, istinto, sono sempre da riferirsi all’intero, alla struttura nel suo insieme. Il grado di integrazione è anche il gradiente di ordine e di limpidità nel funzionamento della struttura.

Il processo di evoluzione è il processo di integrazione. In questa chiave di lettura vediamo che acquisisce più forza il concetto di “centro”. Come dicono i cinesi, si tratta di conquistare il centro e di stabilirvisi fermamente. Il “centro” è il luogo della massima potenza, perchè è l’espressione incarnata del principio organizzatore della materia, che è comunque un principio energetico. E, ritornando al modello post-reichiano, possiamo affermare che tale “centro” corrisponde al concetto di “nucleo biologico”.

Il nucleo biologico individuale non è altro che l’elemento informazionale, che informa ogni cellula, e che è all’origine del DNA individuale.

La vera fisiologia è una fisiologia energetica, e cioè quella rete invisibile di “vie” che canalizzano l’energia secondo il principio organizzatore insito nella materia organica – finalizzato alla nascita, crescita, riproduzione, estinzione. Partendo dunque dall’ipotesi informazionale, che è energetica (nel senso di materia=energia), diciamo che il progetto della struttura del vivente è calato nel progetto individuale, attraversando una determinata struttura.

Qual è allora il progetto individuale? Sicuramente tale progetto avrà a che fare con la coscienza di quello che si è, e con il ricordo della propria reale essenza, e questa è contenuta nel nucleo biologico.

 

4. Dal punto di vista terapeutico, qual è la naturale conseguenza di questa ipotesi? La salute dell’individuo-campo di energia, non può dipendere solo dall’incontro ovulo-spermatozoo e dalle condizioni di accrescimento fetale.

Tale condizioni solo altresì essenziali, ma non sono tutto.

Se ciò che si trasmette nel prodotto del concepimento non è solo il risultato di una memoria generazionale, e se il primo nucleo embrionario è un frammento di energia orgonica, tale frammento è la vera radice della vita. L’energia individuale non è legata ad un quantum energetico, ma a tutta l’energia. Pertanto è inesauribile e incorruttibile, nonché intelligente.

 

5. E quale sarà il progetto collettivo? Innanzitutto, per il funzionamento dina società, di un gruppo o di una nazione non segue leggi diverse da quelle dell’organismo umano e, quindi, accanto alle leggi immanenti, umane, determinate dal cosiddetto progresso, esisterà un “funzionamento sottile” che è quello energetico.

L’interazione tra individui sarà l’interazione tra campi energetici strutturati, ma informati delle funzioni universali e contenenti il progetto di un processo evolutivo in continuo movimento.

Come avviene l’interazione tra campi energetici strutturati nella materia vivente?

Questa è la domanda che ci dobbiamo porre, e dobbiamo mettere al centro di un progetto di “ecologia profonda”: ogni forma di interazione come la coppia, il gruppo e le società sono oggetto di interesse per questo progetto, come la sottile intelaiatura di una trama. Ci interessa il filo e l’intreccio tra fili.

Dovremo essere diretti a seguire il processo comunicativo, cioè del contatto prima e della trasmissione poi tra campi energetici.

E’ questo il nostro reale obiettivo di studio e di ricerca, ed è anche la nostra reale possibilità di “fare prevenzione”, per usare il vecchio termine che stiamo gradualmente integrando nel nuovo Modello. .

E’ il processo comunicativo, a tutti i livelli, il reale trasformatore sociale, perchè si comporta con il campo sociale come fa l’onda vibratoria nella cellula vivente.

Pertanto agire sul piano sociale è agire su un sistema vivente, allo stesso modo in cui agiremo su noi stessi.

All’interno del nostro progetto IFEN esiste anche un settore di ricerca che viene chiamata  “della comunicazione energetica”. Tale comunicazione energetica è appunto qualcosa che esula dai contenuti logici e/o culturali della interazione, e riguarda la “messa in comune” di due campi energetici, riguarda la creazione di un tre, di un terzo campo che si viene a determinare dall’incontro di due. Tra i due che si incontrano non può esistere comunicazione se non c’è “comunione”, cioè “messa in comune”, il che non può riguardare le modalità attuali di comunicazione, e cioè, praticamente, l’incontro tra corazze, ma una modalità di incontro che è movimento energetico, e cioè “e-movere”: in questo non può esserci esercizio intellettuale, ma percezione.

Ma come si può avere percezione di ciò che è altro da me? La percezione può riguardare qualcosa che fa parte dei me, in termini materiali-sensoriali.

Può diventare percezione dell’altro, solo quando vengono superate le barriere sensoriali, e si attivano i processi energetici.

Se la comunicazione è tra campi energetici, risulta possibile trasmettere uno stato energetico da una particella ad un’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa. La nuova fisica accredita ormai anche sul piano scientifico le intuizioni relegate ad esperienza considerate fino ad ora “eretiche”, come la cromoterapia e la radionica:.in particolare, secondo le nuove conoscenze scientifiche sul teletrasporto (*), un quanto – in particolare il quanto di luce o fotone – contiene informazione energetiche trasferibili.

Non parliamo soltanto dell’incontro tra persone in un gruppo o in un ambito sociale più allargato, come può essere una istituzione o una nazione.

 

SECONDA PARTE

 L’ecologia profonda

 Il termine “ecologia profonda” fu coniato nel 1973 da un filosofo ed ecologista, molto conosciuto tra l’altro per aver guidato Greenpeace per diversi anni, Arne Dekke Eide Naess (nato ad Oslo nel 1912). Naess, come anche il fisico ed epistemologo austriaco Fritjof Capra, propone di riorientare la nostra visione del mondo in armonia con le scoperte della fisica quantistica contemporanea, ma anche con la saggezza di tutte le maggiori tradizioni filosofico-religiose dell’umanità.

Nata in riferimento al movimento ecologista, è sorta come necessità di elaborare, attraverso lo studio dei problemi filosofici che sottostanno alla ricerca ecologica (eco-filosofia), una visione globale delle condizioni di vita dell’ecosfera di tipo filosofico (eco-sofia).

In conformità a questi principi Naess formulò una sua ecosofia che chiamò Ecosofia T, di stimolo a far si che ogni persona matura si prenda la responsabilità di elaborare la propria risposta ai problemi attuali dell’ambiente secondo una prospettiva globale.

Conseguenza principale di questa concezione è la norma fondamentale dell’Ecosofia T:

ogni essere vivente ha eguale diritto di conservarsi e realizzare i propri fini, le proprie potenzialità, cioè ogni essere vivente tende ed ha diritto alla Realizzazione del Sé

Ogni nostra scelta quindi dovrebbe essere subordinata a questa priorità di valore e Naess stesso esamina le conseguenze che un tale comportamento avrebbe in tre fondamentali campi dell’agire umano: la sfera tecnologica, economica e politica.

  

Il progetto IFEN: dalla prevenzione alla “ecologia profonda” nel M.E.B.M.

Da quanto detto emerge chiaramente il superamento di un vecchio concetto di prevenzione.

Il nostro reale obiettivo non riguarda in realtà l’evitamento delle patologie, lo abbiamo detto, quindi il nostro progetto sociale accoglie l’idea della “ecologia profonda” in quanto tende a favorire l’ autorealizzazione del Sé, nel senso esposto dalla presente relazione.

Dalle riflessioni poste emergono alcuni “mutamenti di prospettiva”, che vogliamo condividere con le altre scuole post-reichiane. Ecco la prima:

 

–          se il contenuto informazionale universale è contenuto nel nucleo biologico individuale, esiste una possibilità permanente di accesso a qualcosa che non è soggetto alle leggi della materia, qualcosa di inesauribile e atemporale; pertanto l’azione di ecologia profonda sarà multidimensionale e diretta a tutti i livelli, a tutti gli individui e i gruppi, a prescindere dall’età o dal tipo di patologia. E’ chiaro che l’intervento pre e post natale mantiene tutta la sua validità, come anche il lavoro con gli adolescenti e con gli insegnanti, ma l’operatività dovrà riguardare tutte le pieghe della società civile. Anche una persona gravemente malata o un anziano è oggetto di “prevenzione”, nel senso che la prevenzione diventerà un vettore positivo di riconoscimento della potenzialità reale dell’umano;

–          l’azione nel sociale e, quindi, non strettamente terapeutica, ha possibilità di successo, se siamo consapevoli dei livelli del corpo sociale;

–          il modello prevede al proprio centro il lavoro energetico e di trasformazione dell’operatore. L’operatore è per quanto riguarda noi, l’orgonomista escort.

 

L’orgonomista-escort

L’IFEN ha deciso di utilizzare in futuro il termine “orgonomista escort” in luogo di “orgonoterapeuta”. Si tratta di una scelta di campo, in quanto il concetto di “terapia” – e, quindi, di “malattia” – viene accolto in quello di “percorso di crescita individuale”.

Normalmente chi decide di fare questo percorso è una persona che si trova in una situazione di crisi e, dunque, di crescita potenziale.

L’ aiuto è costituito da un “accompagnamento” di questa persona da parte di un’altra persona che ha già fatto questo percorso. Il termine “escort” significa appunto “accompagnatore” e viene usato per indicare una guida che – conoscendo bene i sentieri – conduce gli altri evitando loro il pericolo.

Questo mette significativamente l’accento sulla necessità che un escort abbia percorso tutti i sentieri che propone ad altri di percorrere e non consente di fare questo lavoro senza una adeguata preparazione. E anche sul fatto che una esperienza di percorso orgonomico intesa come presa di coscienza dei propri movimenti energetici e – in altre parole – delle proprie potenzialità vitali, appartiene alla creatività e alla progettualità, e non alla semplice rimozione di un disturbo o di un sintomo.

Passiamo ora a presentare il Modello Operativo I.Fe.N.

 

Il “MODELLO ENERGETICO BIDIMENSIONALE MULTILIVELLO”

 Parigi 2001-1

 

Abbiamo raffigurato in questo schema gli interventi che attualmente sono in opera, tutti singolarmente dotati di un proprio Progetto.

 I livelli sono riferiti ai diversi campi di interazione:

 1.- A due

 ·           il livello di individuazione legato al genere, e cioè l’uomo, la donna, e sulla loro interazione

·           il livello della “preparazione” alla gravidanza;

 

2. A tre

 ·           il livello dell’accompagnamento al parto;

·           il livello del lavoro con bambini/genitori;

 

3. Il cosiddetto “sociale allargato”

 ·           adolescenti;

·           il livello ”istituzionale”, operatori, educatori e insegnanti, cioè chi ha nelle proprie mani un enorme possibilità di trasmissione;

 

Come si vede gli interventi sono collegati tra di loro in quanto c’è un rapporto di continuità, anche se vengono condotti separatamente. Essi sono uniti da un Progetto comune.

Ognuno dei Progetti è collegato all’Escort, che, come si vede, ha una posizione centrale.

Le frecce da e verso l’escort sono importantissime: esse stanno ad indicare che l’escort invia imput, ma è costantemente pronto a modificarsi grazie agli outmput che, a sua volta riceve. Noi abbiamo presente, in questo modello, il movimento pulsativo da e verso il nucleo della cellula.

L’azione è una azione di campo, dove ogni elemento interagisce con l’altro e tutti con il centro in un campo comune.

L’alone che circonda ciascun soggetto sta ad indicare la bidimensionalità costante dell’intervento, che può essere effettuato tanto in termini di prevenzione classica che in termini di ecologia profonda.

Facciamo un esempio: per quanto riguarda il Progetto dei Laboratori su Identità e sessualità, il livello preventivo sarà finalizzato a:

–          attraverso la diagnostica classica ed energetica, individuare i blocchi che possono creare squilibrio in un individuo che ha problemi con la sessualità e prevenire eventuali patologie (sterilità o impotenza per esempio);

 

il livello di ecologia profonda:

 

–          attraverso i Seminari di Identità e Sessualità, si farà esperienza delle polarità energetiche universali operanti nell’individuo (tutta la Vegetoterapia lavora con queste polarità e con lo yin e lo yang nell’individuo), cosicchè le persone siano portate a riconoscere in se stesse, nel loro corpo, le funzionalità e creativamente accoglierne il movimento.

 

Così come la preparazione alla gravidanza:

 –          intervento di prevenzione: gravidanze a rischio (problemi con accrescimento fetale ed utilizza dei protocolli di Federico Navarro di Vegetoterapia Ostetrica);

–          intervento di ecologia profonda: lavoro prima e durante la maturazione della decisione ad avere un figlio, attraverso Seminari Esperienziali focalizzati sul movimento energetico della propria nascita.

Come si vede l’intervento di prevenzione è strettamente interconnesso con l’altro, ma gli obiettivi saranno diversi.

–          nel primo caso, avremo presente il rischio di insorgenza della patologia;

–          nel secondo lavoreremo esclusivamente sulla positività, senza doverci prefiggere obiettivi di “normalizzazione”.

 

Come si può vedere, il lavoro in ambedue i casi si innesta su situazioni di crisi, laddove alla crisi diamo una connotazione positiva: momenti di rottura con vecchi schemi con possibilità di ristrutturazione profonda e di ri-nascite, possibili a tutte le età e in ogni condizione.

Me è proprio nel secondo tipo di intervento che, a nostro avviso, andiamo a contribuire ad una trasformazione del corpo sociale diffondendo, come un’onda destinata a riprodursi, nuove modalità creative.

 

 Riferimenti bibliografici

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F.Navarro, Somatopsicopatolgia, Idelson Gnocchi, Napoli 2000.

C. Catullo, “Le basi della prevenzione pre e post natale” in Energia Carattere Società, N.1 III Serie, 2001

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D.Rudyar, La pratica dell’astrologia come tecnica di comprensione umana, Astrolabio, Roma, 1985

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J.M. Ferrando Alemany, “Gulliver: l’orgonomia e la biologia al crocevia” in Energia Carattere e Società 1991, Vol.1 (1), Maggio-Giugno

A. Naess, Dall’ecologia all’ecosofia, dalla scienza alla saggezza, in Mauro Ceruti – Erwin Laszlo (a cura di), Physis: abitare la terra, Feltrinelli, Milano 1988, pp. 455-462.

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A. Naess, Ecosofia. Ecologia, società e stili di vita, Red Edizioni, Como 1994, 282 pp.

A. Naess, Il movimento dell’ecologia del profondo. Alcuni aspetti filosofici, in Sergio Dellavalle (a cura di), Per un agire ecologico. Percorso di lettura attraverso le proposte dell’etica ambientalista, Baldini&Castoldi, Milano 1998, pp. 96-123.

G,Conforto, LUH, il gioco cosmico dell’uomo, Macro Edizioni, 2001.

  

Roma, 25/7/2001